FAQ 5 – Il termoindurente può essere colorato?

Anche il termoindurente può essere colorato. Il BMC, materiale rinforzato con fibra di vetro, si presenta come una massa omogenea (tipo pongo, per intenderci) che, in fase di composizione chimica del materiale, può essere addizionata con specifici coloranti che non ne alterano la stabilità e le proprietà meccaniche.
Il materiale termoindurente può prestarsi, dunque, a diverse esigenze, anche estetiche, pensiamo ad esempio alla lucidità superficiale necessaria per i fari delle auto/moto.

I compositi termoindurenti presentano peculiari caratteristiche, in particolare:

  • Elevate resistenze alle sollecitazioni meccaniche
  • Stabilità dimensionale alle alte temperature per lungo tempo
  • Flessibilità nel design
  • Metal Replacement
  • Qualità superficiale
  • Resistenza chimica

 

Contattaci subito per sapere se il nostro approccio integrato può portare valore aggiunto anche nella tua azienda.

 

 


Giorgio Testa

giorgio.testa@ntsmoulding.com

Grazie per averci scritto.
Il nostro team ti ricontatterà al più presto per fornirti tutte le informazioni di cui necessiti.
Vuoi maggiori informazioni su questo tema?
Compila il form e sarai ricontattato a breve.







FAQ 4 – Si può riciclare il termoindurente?

Si. Sebbene in modo diverso rispetto al più semplice termoplastico, al quale basta un incremento di temperatura per riportarlo in fusione e quindi ristamparlo.

Per il termoindurente, invece, ci vuole un po’ più di energia: non basta solo il calore ma ci vuole anche energia per azionare un processo di polverizzazione dal quale ottenere la polvere che può essere rimessa nella nuova produzione di materiale.

Nel principio foot print per il bene del nostro pianeta, dobbiamo però sapere che queste forme di riciclo richiedono altra energia (costo) all’ambiente per farle. Pertanto dobbiamo allenarci a spostare l’attenzione sulla prima forma di riciclo a costo zero: il riutilizzo. Per definizione i nostri componenti tecnici che siano in materiale termoindurente o termoplastico, sono prima di tutto, riutilizzabili infinite volte.  Stiamo parlando, infatti, di prodotti che hanno un lunghissimo ciclo di vita: si parla anche di 40 anni. Detto questo i pezzi di scarto e di sfrido dei processi (sia nel termoplastico, sia nel termoindurente) stanno costantemente diminuendo e ciò che rimane è comunque tecnicamente riciclabile al 100%. La vera sostenibilità è quella poi di valutare costi ed energia necessari per trasformare gli scarti in materiale riutilizzabile o procedere a smaltimento alternativo.

Contattaci subito per sapere se il nostro approccio integrato può portare valore aggiunto anche nella tua azienda.

 

 


Giorgio Testa

giorgio.testa@ntsmoulding.com

Grazie per averci scritto.
Il nostro team ti ricontatterà al più presto per fornirti tutte le informazioni di cui necessiti.
Vuoi maggiori informazioni su questo tema?
Compila il form e sarai ricontattato a breve.







La differenza è la composizione chimica dei due materiali che genera diverse resistenze fisico-meccaniche. A prima vista una delle prime differenze che si nota è lo stato del materiale di origine. Il materiale termoplastico, si presenta sottoforma di granuli. Questi granuli finiscono nella pressa d’iniezione e con l’azione del calore (>200°C) vengono fusi, iniettati nello stampo freddo, solidificati secondo la geometria dell’impronta stampo ed infine il pezzo stampato viene estratto dallo stampo.

Si tratta, in sostanza, di un passaggio di stato fisico: da solido (granuli di partenza), a liquido (grazie al calore) e, infine, di nuovo solido (grazie al raffreddamento). È un processo reversibile, ovvero si può ristampare.
Un esempio di produzione può essere il serbatoio del liquido frenante per le motociclette: precisione dimensionale, alta resistenza agli agenti atmosferici e chimici, buona resistenza meccanica ed aspetto estetico.

 

Per quanto concerne il materiale termoindurente, si presenta invece sottoforma di composito, una massa di materiale fatta da resina e fibra (vetro o carbonio). Questo viene spinto freddo nello stampo caldo (>150°C) nel quale si trasforma chimicamente (reticolarizzazione) liquefacendosi e subito dopo solidificandosi secondo la geometria dell’impronta stampo in cui è stato spinto. Non si tratta, dunque, solo di un passaggio di stato fisico, ma soprattutto di una trasformazione chimica, tra l’altro irreversibile (non può più tornare allo stato di partenza per essere ristampato).

 

Di norma, per il termoindurente, vengono utilizzati due tipi di materiale di partenza:

Il BMC (Bulk moulding compound), materiale rinforzato con fibra di vetro o fibra di carbonio, si presenta come una massa omogenea (tipo “pongo”, per intenderci). Questo materiale presenta eccezionale stabilità dimensionale ad elevate sollecitazioni termiche e meccaniche.
Viene utilizzato, ad esempio, nel settore elettromeccanico (es. interruttori industriali a medio amperaggio) ed anche automotive: si pensi, ad esempio, ad alcuni componenti nella fanaleria di auto e moto

Esiste poi il materiale denominato SMC (Sheet moulding compound), materiale composito rinforzato con fibra di vetro o fibra di carbonio che si presenta in lunghi fogli arrotolati. Anche qui parliamo di un materiale con altissime proprietà termiche e meccaniche, ancor più alte del BMC grazie al processo di stampaggio a compressione con cui si producono i pezzi. Si pensi che è utilizzato, ad esempio, nella costruzione di interruttori industriali ad alto amperaggio e componenti strutturali ad esempio nel settore ferroviario.

 

Contattaci subito per sapere se il nostro approccio integrato può portare valore aggiunto anche nella tua azienda.

 

 


Giorgio Testa

giorgio.testa@ntsmoulding.com

Grazie per averci scritto.
Il nostro team ti ricontatterà al più presto per fornirti tutte le informazioni di cui necessiti.
Vuoi maggiori informazioni su questo tema?
Compila il form e sarai ricontattato a breve.